Marialuna Storti

<...la polpa rigenerata porta la memoria di altra carta, quella riciclata. L'inserto di un elemento che sottolinea il particolare del riciclo è una macchia di ricordi, di un pezzo di carta sporca, o disegnata, che rimane li, visibile su di un foglio bianco come il segno di un graffio sulla pelle.>

L' artista romana attualmente vive e lavora, nella periferia della sua città natale.

Dopo aver terminato gli studi, presso l'Accademia di Belle Arti di Roma in pittura, le esperienze sul campo sono state diverse.

Tra esposizioni collettive, laboratori e partecipazioni  in diverse manifestazioni urbane, ha sempre portato avanti la ricerca artistica che vede come protagonista, la carta fatta a mano.

É il movimento della materia e la sua duttilità che interessa la ricerca dell'artista. I linguaggi sono diversi, la curiosità nel lavorare il legno, o nel tagliare una lastra di vetro, nel realizzare un calco in gesso o nel produrre la carta hanno fatto si che i lavori dell'artista, diventassero delle “composizioni” di elementi dove ogni materiale comunica con l'altro  in uno spazio ben preciso. 

I calchi in gesso sono diventati quello che all' inizio erano segni impressi nella carta. 

Le mani e i piedi sono diventati fisica espressione di azioni, accompagnati da carte “imperfette” con buchi, tagli, bolle, andando oltre alla classica dimensione di foglio.

Un'opera importante in questo senso è “Hcàia”, installazione permanente, risultato finale della residenza d'artista conseguita lo scorso anno, presso il Borgo degli Artisti a Bienno, nella valle camonica in provincia di Brescia.

L' opera “Hcàia”  realizzata con carta e materiali recuperati del luogo( legno e ferro) si presenta come totem scenografico dove i calchi in gesso, fatti alle mani dei fabbri del paese, sono la testimonianza  di un'affascinante quanto significante figura artigianale, quella del fabbro, una delle identità principali di Bienno.

Essere e divenire è la dialettica che  interessa i  lavori dell'artista, è la relazione tra l'identità di materia sensibile e identità umana, rappresentata tramite i calchi e la carta.

Ma è quest'ultima  sulla quale Storti sta concentrando la sua ricerca, i processi di recupero, di realizzazione, di asciugatura, i colori, lo spessore, le imperfezioni sono sempre stati visti dai suoi occhi come un valore aggiunto, caratteristiche fondamentali per restituire a ogni singolo foglio la sua identità.

 

La sperimentazione di questo materiale, è la chiave di volta  del lavoro che verrà realizzato all'interno della Galleria Pietrosanti G.d.A., dal titolo “Ruggine Cruda”.

Il progetto vedrà  l'artista, impegnata in una residenza, a realizzare della carta lavorata con il ferro. 

Il ferro è sempre stato altro materiale di interesse per l'artista, che lo ha così inserito nella carta trovando effetti cromatici e forme interessanti, è un tornare all'origine dei materiali,  usando lamiere e oggetti recuperati in giro per la città. 

Sulla scia dell' artista E. Colla e del  suo “oggetto ritrovato”, l'indagine di Storti sarà quella di  creare nuove connessioni e vedere ciò che accade in questa dialettica tra carta e ferro, usando materiali di recupero alla ricerca di un' identità ritrovata.